
Gentlemen’s Run: Once Upon A Time’s Keepers
Testo di Alessandro Marrone
Foto di Davide Carletti
In quell’istante tutto ciò che sentivo era il più puro rombo di un motore, senza filtri, amplificatori o valvole a snaturarne l’essenza. Il vento era l’unico elemento che si frapponeva tra me e la più intima sensazione di guidare un’auto che aveva il doppio dei miei anni, ma ben più del triplo della mia esperienza. È in questo modo che ricordo la prima volta che guidai un’auto d’epoca: era tutto un insieme di sensazioni forti, di odore di benzina e olio per i quali non c’era modo di distrarsi, controllando costantemente gli indicatori della pressione e delle temperature, tendendo l’orecchio ad un eventuale rumore intruso, che speravi non dovesse mai far capolino durante la tua giornata di relax. Il bello di prendere e partire all’avventura con una vettura classica è proprio questo del resto, l’incognito di quanto potrà essere lungo il tuo percorso – ma se tutto va secondo i piani, sarai ampiamente ripagato ed arricchito di un’esperienza impossibile da dimenticare. Bisognerebbe guidare tutti i giorni un’auto storica, semplicemente per sentirsi più in pace con se stessi, senza farsi trascinare dalla frenesia del traffico, da questa moderna e spasmodica ricerca delle prestazioni assolute – i nostri nonni sapevano godersela davvero, lasciatemelo dire.
Cambio a doppia frizione? No, grazie. Controllo trazione? Non è il caso. L’unico aiuto sul quale si poteva fare appello era il buon senso, quello per cui una discesa rappresentava un discreto ostacolo per i freni ed in cui una serpentina di curve avrebbe messo a dura prove i sottili pneumatici, spesso di mescole troppo dure per essere in grado di fare a dovere il loro lavoro. Guidare un’auto storica è un’esperienza ed è per questo che va fatto, periodicamente, quasi come se fosse una medicina da prendere per tenere distante la noia della quotidianità, o ancor peggio la perdita di un tale tesoro, troppo spesso relegato ad ornare qualche bel garage, con la scusa di essere dei collezionisti. Non sono quadri da appendere, sono la più pura evoluzione della più bella ed amabile forma d’arte mai concepita dall’uomo: l’automobile – e pertanto vanno guidate. Oh si che vanno guidate e voi ne sapete qualcosa.
Il 24 Luglio, in quel di Barolo, Piemonte, abbiamo dato vita alla seconda edizione della nostra “Gentlemen’s Run”, dove un ristretto e selezionato numero di gentlemen drivers si sono ritrovati per fuggire dalla noia di restare incolonnati in qualche grossa città, magari preda di spotters che prima ancora che abbiate fatto ritorno a casa, avranno postato centinaia di vostre foto sui vari social. Le Langhe sono state nuovamente lo sfondo ideale per una quindicina di vetture classiche pre ’79, e così, insieme alle circa 40 persone intervenute a questo evento semi-privato, abbiamo fatto quello che ci piace di più: guidare. E se vi state chiedendo come, vi rispondo esattamente come la mia prima esperienza al volante di una storica: con quella voglia di divorare quella curva e quella dopo ancora, con quelle ore che sembrano passare troppo in fretta e quel borbottio irregolare di un motore che ha accompagnato generazioni di guidatori differenti, ma tutte unite dallo stesso e profondo amore per queste ruote classiche. Ci siamo ritrovati nella splendida cornice delle cantine di “Marchesi di Barolo”, dove all’interno del cortile principale abbiamo sistemato le vetture partecipanti: tra le protagoniste c’erano una Fulvia Zagato, una Flaminia, 124 Abarth, due 124 Coupé, tre Giulietta Spider, ed ancora una BMW 2800 CS, una Corvette C3, una TR3 A, due sportivissime Giulia GTA ed una Stratos – qualcuno ha dovuto dare forfait per motivi impellenti, ma il gruppo era comunque ben nutrito. E mentre i gentlemen davano un’occhiata alle altre auto ed alle prelibatezze dell’enoteca, nell’aria si poteva già respirare quel sapore di qualcosa di speciale. Il tempo per una visita alla cantina, sempre estremamente interessante, ed era il momento di mettere in moto i motori per un breve ma panoramico tour di circa una cinquantina di chilometri. Ci siamo fermati alla panchina gigante, poco fuori La Morra, abbiamo proseguito attraversando una manciata di paesini, tutti incuriositi dal convoglio di vecchie signore ed abbiamo fatto un’ultima tappa fotografica, sistemando a pettine le protagoniste indiscusse della giornata.
È giunto così il momento di rientrare presso la Cantina, sistemare le auto e bere qualcosa di fresco, ad anticipare una deliziosa cena accomodati nella sala del ristorante, a noi interamente riservato. Come consuetudine, la redazione ha poi assegnato un premio speciale alla vettura più anziana, una Giulietta Spider del ’56, mentre i partecipanti hanno votato come “Best of the show” la rumorosissima Corvette C3 dell’amico Aldo, felice vincitore di un book fotografico interamente dedicato alla sua bella americana. E poi chiacchiere, ed ancora chiacchiere, scambi di pareri, di racconti, tutto come si fa in una grande famiglia, perché le auto d’epoca hanno questo potere, quello di renderci veri appassionati e non soltanto possessori di un sogno su ruote. Ogni linea, ogni angolo, ogni cromatura sembra una pennellata che sancisce quanto un capolavoro possa infischiarsene degli anni trascorsi. Osservare la pulizia delle linee di quella Triumph era d’obbligo – c’era da perderci la testa. Percorrere gli spigoli della Stratos di Enrico ti spiazza, ti fa tornare bambino, dove in un misto tra eccitamento e stupore, non ti rendi conto di come sia stato possibile concepire un capolavoro del genere, apparentemente così semplice, ma così dannatamente epica. Il tris di Giulietta Spider è forse la cosa che mi ha fatto tornare più indietro nel tempo, in quegli anni in cui non ero neanche nato, ma nonostante ciò sono proprio riuscite a trasmettere la magia di quegli anni spensierati e così distanti da quelli in cui ci troviamo oggi. E le Giulia GTA? Pazzesche. Quella gialla, appena restaurata, era così perfetta che avresti potuto apparecchiare sui tromboncini e mangiare sul più violento tavolo che si possa mai trovare, mentre quella rossa, aveva voglia di sgranchire le gambe e dare spettacolo, tra una curva e l’altra, come se fosse ancora nel fiore dei suoi anni (e lo è!)
Quel vento tra i capelli soffia forte e sembra quasi volerti svegliare da questo sogno durato un giorno intero – è il momento di tornare alla base, salutare i vecchi ed i nuovi amici e darci appuntamento ai prossimi eventi. Sino a quel giorno, ognuno saprà come ingannare l’attesa nel migliore dei modi. Del resto, per farlo, basta fare il pieno di benzina, controllare i livelli una volta in più, girare la chiave e godersi le più vere automobili che possiate mai guidare.
Grazie a tutti coloro che hanno reso questa giornata speciale, alla prossima!