Libertà e divertimento, coinvolgimento e unione di spiriti che all’aperitivo in centro preferiscono un hamburger e una bibita fresca guardando le foglie secche cadere dagli alberi. Il Gladiator è tutto ciò che serve per apprezzare la pace offerta da luoghi dove non c’è nulla di quello di cui ormai non possiamo più fare a meno, ma che spesso vorremmo dimenticare, almeno per qualche ora.
Testo Alessandro Marrone / Foto Bruno Serra
Troppo spesso ci dimentichiamo quali siano le cose veramente importanti della vita. Stretti tra le tante cose da fare e il poco tempo a disposizione, ci facciamo intrappolare da una frenesia amplificata dalla tecnologia a nostra disposizione, senza renderci conto che in realtà potremmo sfruttarla per sentirci più liberi e felici. Il tempo è infatti quell’unica cosa che non si può comprare, aggiustare e tantomeno riavere indietro. Ecco perché ogni tanto è fondamentale fermarsi e concedersi un momento tutto per noi. E quel particolare periodo dell’anno che accende le vie delle città e le vetrine dei negozi, con l’immancabile albero di Natale e la corsa ai regali dell’ultimo minuto è forse più di ogni altra l’occasione giusta per apprezzare chi ci sta accanto e quei buoni propositi che abbiamo portato a termine durante l’anno ormai prossimo alla sua conclusione.
Come ogni vigilia mi alzo da letto con l’intenzione di rendere la giornata speciale. Di non limitarmi semplicemente alla classica routine casa-lavoro-cenone in famiglia. Ma c’è una necessità impellente che non può più essere rinviata: dobbiamo ancora allestire l’albero di Natale. La mattina incomincia presto, alle prime luci dell’alba, e mentre colgo l’occasione per portare con me Bruno (il fotografo, ndr) e un paio di colleghi, mi rendo conto che ancora non mi sono abituato alle dimensioni della Jeep Gladiator, talmente ingombrante che di sistemarsi in garage non ne vuole proprio sapere. Si tratta in realtà di un pick-up strettamente imparentato con la Wrangler Unlimited, con la quale condivide tre quarti del corpo vettura (fino alle portiere posteriori), l’abitacolo e la quasi totalità della meccanica.
Ma una semplice sequela di informazioni e dati non è assolutamente in grado di rendere l’idea, dato che il Gladiator è uno stile di vita, un modo di rispondere in maniera affermativa e decisa alla propria necessità di esplorare luoghi impervi, il tutto senza rinunciare alla praticità di un veicolo teoricamente nato come mezzo da lavoro e con una capacità di carico notevole grazie al fatto di poter usufruire di un cassone ampio e scoperto. Nel corso degli anni i pick-up hanno però raccolto ampi consensi anche da parte di quelli che vogliono un veicolo adatto a qualsiasi utilizzo e che mettesse in mostra un look spiccatamente outdoor, qualcosa perfettamente in grado di accompagnarvi sul luogo di lavoro durante la settimana e tracciare sentieri dove non c’è segno di strada nei weekend, a condizione che il tutto preveda di sporcare le ruote e lasciare la cosiddetta civiltà ben lontano dietro le proprie spalle.
Non credo ci sia bisogno di spiegarvi cosa sia un pick-up, ma reputo fondamentale entrare in sintonia con quella particolare esperienza che una volta vissuta in prima persona, non sembra volersene andare più via. Tempo di partire alla ricerca del pino definitivo per il salotto di casa e così armati di reflex e vanga è finalmente il momento di metterci in marcia. Il Gladiator è un veicolo pesante, in tutti i sensi. È duro e puro e lo si evince dal rumore del V6 turbodiesel che non appena messo in moto invade l’abitacolo quasi a ricordarvi che non siete assolutamente a bordo di un SUV. Ci sono vibrazioni e ogni superficie e pulsante è stato realizzato con dimensioni e materiali adeguati ai più estremi utilizzi previsti per questa Jeep. C’è infatti la possibilità di smontare le portiere e il tetto rigido, gettandosi in un guado con solo lo scheletro di un corpo vettura lungo 5,6 metri, largo 1,9 e alto 1,84. Ma le dimensioni XL non sono tutto e questo lo si nota percorso qualche chilometro al volante.
Con un raggio di sterzata piuttosto ridotto, una seduta alta e superfici vetrate praticamente verticali, avanzare nel traffico con il Gladiator vi farà ben presto sentire in diritto di dettare le precedenze agli incroci, ma bisogna tener conto degli ingombri e del fatto che dietro la fila posteriore di sedili portate con voi un cassone di ben 1,53 metri, nel nostro caso rivestito da uno speciale materiale antigraffio e antiscivolo e coperto dall’apposito pannello semirigido e pieghevole. Mentre le vie delle città mi sembrano più strette di quanto ricordassi, un altro punto cruciale dell’esperienza di guida a bordo di un pick-up viene espressa proprio su strade secondarie, quelle che ci stanno conducendo verso la natura più incontaminata. Lo sterzo è infatti molto demoltiplicato e prima di abituarvi capiterà di effettuare parecchie correzioni, che soprattutto in ambito autostradale renderanno un lungo viaggio più faticoso di quanto in realtà sia.
È però un aspetto al quale ci si abitua ben presto, come il coricamento laterale in curva e il fatto che portate appresso quasi 3 tonnellate di peso. Insomma l’approccio alla guida deve essere differente rispetto al solito. Detto questo è il momento di parlare dell’unico propulsore al momento disponibile in Italia, ovvero un 3-litri V6 turbodiesel da 254 cavalli. Il motore è abbinato ad un cambio automatico a 8 rapporti e dispensa la trazione su entrambi gli assi, oppure soltanto su quello posteriore, ma in questo caso e dato un bilanciamento dei pesi maggiore verso l’avantreno, suggerisco di utilizzarlo soltanto in condizioni di asfalto asciutto. È finalmente ora di abbandonare l’asfalto e incominciare a fare sul serio, non vorrei mai arrivare in ritardo per la cena di famiglia.
Fermo la vettura e tramite l’apposita leva posizionata accanto a quella del cambio, innesco la trazione 4X4 e qualche attimo dopo ci troviamo immersi nella natura più incontaminata. La strada sterrata alterna terra a pietre, senza contare le numerose pozze lasciate dalle piogge dei giorni scorsi, in alcuni casi celate da un sottilissimo strato di ghiaccio. Non appena le Yokohama Geolandar A/T poggiano su una qualsiasi superficie puoi sentire la presa direttamente trasmessa all’albero motore. Tutto è meccanico, ruvido, esattamente come dovrebbe essere e avanzare su un folto manto di foglie secche che nascondono la stretta stradina ricavata tra gli alberi è un gioco da ragazzi. Procediamo senza la minima incertezza, attraversando scorci più ampi e altri stretti in maniera quasi claustrofobica da alcuni alberi che incastrano i rami l’uno con l’altro, creando quasi una galleria naturale che guida verso il primo dei bivi affrontati senza la minima idea della direzione ormai intrapresa. Mai come in questo caso senti la possibilità di non badare alle pessime condizioni della strada sotto le ruote, perché sei consapevole che la Jeep riuscirà a cavarsela in ogni caso.
Se i 264 cavalli aiutano a muovere il Gladiator con una sorprendente agilità su strada asfaltata, la coppia di 600 Nm è quella che concede realmente la possibilità di sfruttare le doti di questo pick-up in qualsiasi circostanza. È un motore vecchia scuola, di quelli che spingono su il numero dei giri per permettere ad una ruota di disincastrarsi da un ammasso di pietre insidioso, o schizzare fango mentre si affrontano guadi fino a 76 centimetri. L’altezza da terra di 25,3 cm è l’ennesimo punto in suo favore quando il terreno di fronte a noi è cedevole e devi scegliere in quale fossa gettare le ruote, mentre nei passaggi più stretti e in caso di manovra improvvisa, si pagano le mastodontiche dimensioni – in particolare la lunghezza – aspetto che però si tiene ben presente se scegliete di acquistare un Gladiator, anziché una compatta Suzuki Jimny.
Dicevamo che questa Jeep è uno stile di vita e non solo perché sporcarsi di fango non è mai stato così divertente, ma perché tutto sembra pensato per portarvi qui – lontani da tutto e tutti – e godervi la semplice bellezza della natura. Sono luoghi che è possibile scoprire soltanto con indosso gli scarponcini, in mountain bike o con un fuoristrada duro e puro del resto, sentieri battuti più dagli animali selvatici che dall’uomo. Qualche chilometro dopo arriviamo ad un altro bivio e proprio dove non sembra esserci una porzione di terreno che nemmeno i più fantasiosi chiamerebbero strada, intraprendiamo un nuovo guado e raggiungiamo un piccolo rifugio che qualche secondo prima era del tutto nascosto dagli alti alberi intorno. Entriamo per dare un’occhiata, ma nonostante un’aria frizzantina decidiamo di sederci all’esterno e pranzare, ormai certi che l’albero di Natale che stiamo cercando sarà scovato da lì a poco.
Il Gladiator è lì, sporco e contento. Con quella sua stazza che in centro città spiccava tra crossover e berline, sembra proprio che adesso abbia trovato il suo habitat, che riesca a fondersi alla perfezione con gli alberi, il rifugio, il sentiero. È qui che dovrebbe stare, dopotutto è stato pensato per questo e anche se i nostri attrezzi da lavoro sono perlopiù qualche zaino, un treppiede e due laptop, è in questo momento che nell’allestimento Overland giustifica un costo di almeno 68 mila euro, includendo un sistema infotelematico (impermeabile) preciso e dotato di massima connettività, sedili e volante riscaldati e un’infinita possibilità di personalizzazione degli esterni, come anche degli interni. Insomma, il Gladiator è la Jeep più selvaggia di tutte e dato che ti consente di caricare proprio di tutto, qualche minuto dopo è finalmente il momento di scaricare l’alberello acquistato al centro commerciale il giorno prima, sistemarlo nella neve e scattare qualche foto come se l’avessimo trovato, probabilmente impacchettato da qualche procione locale. Cosa non bisogna studiarsi per evitare assurde incomprensioni.
Jeep è liberta e divertimento, coinvolgimento e unione di spiriti che all’aperitivo in centro preferiscono un hamburger e una bibita fresca guardando le foglie secche cadere dagli alberi. Nel suo caso, il Gladiator è l’estremizzazione di un concetto, ma allo stesso tempo la possibilità di giustificarlo sotto le sincere vesti di un veicolo a suo agio in cantiere, come di fronte al ristorante più in voga del momento. È tutto ciò che serve per apprezzare la pace offerta da luoghi dove non c’è nulla di quello di cui ormai non possiamo più fare a meno, ma che spesso vorremmo dimenticare, almeno per qualche ora. È un’auto divertente, senza esserlo nel senso lato del termine, ma soprattutto è realmente inarrestabile.
JEEP GLADIATOR OVERLAND
Motore V6 cilindri turbodiesel, 2.987 cc Potenza 264 hp @ 3.600 rpm Coppia 600 Nm @ 1.400-2.800 rpm
Trazione Integrale Trasmissione Cambio Automatico a 8 rapporti Peso 2.925 kg
0-100 km/h 8 sec Velocità massima 177 km/h Prezzo da €67.944